Quando si parla di affitti brevi, il dibattito pubblico tende spesso a concentrarsi sui grandi centri turistici. Tuttavia, i dati mostrano una realtà molto diversa in molte aree d’Italia, dove il problema principale non è l’eccesso di alloggi turistici, ma l’elevato numero di case inutilizzate.
Un esempio chiaro arriva da Piacenza e provincia, analizzato in un’indagine basata su dati ISTAT ed elaborazioni AirDNA, diffusa da AIGAB – Associazione Italiana Gestori Affitti Brevi e pubblicata dal quotidiano Libertà il 22 gennaio 2026.
Numeri che ribaltano la narrativa
In provincia di Piacenza le abitazioni sono circa 185.000. Di queste:
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il 55% è utilizzato come prima casa;
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solo il 14% è affittato con contratti di lungo periodo;
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ben il 31% risulta non occupato.
Gli affitti brevi incidono in modo marginale: rappresentano appena lo 0,1% del totale delle abitazioni, meno di 200 unità complessive. Anche nel solo comune di Piacenza il quadro resta simile, con oltre 10.000 alloggi vuoti e poco più di 100 annunci di affitti brevi attivi.
Dati che indicano chiaramente come la scarsità di case disponibili non possa essere attribuita agli affitti brevi, ma piuttosto a un patrimonio immobiliare che rimane fermo e improduttivo.
Affitti brevi: non solo turismo
Un altro elemento spesso trascurato riguarda l’utilizzo reale degli affitti brevi. A Piacenza la durata media dei soggiorni è di 4–5 notti, con tariffe contenute (circa 75–79 euro a notte). Si tratta quindi, in larga parte, di soggiorni legati a:
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lavoro,
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esigenze familiari,
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permanenze temporanee.
Come sottolineato dal presidente AIGAB, l’offerta può persino stimolare nuova domanda, rendendo attrattivi territori oggi fuori dai circuiti turistici principali.
Regole più chiare, mercato più trasparente
Dal 1° gennaio sono entrate in vigore le nuove norme sugli affitti brevi:
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obbligo di Codice Identificativo Nazionale (CIN);
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registrazione nella banca dati del Ministero del Turismo;
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requisiti minimi di sicurezza per gli alloggi.
Dal 2026, inoltre, la gestione di più immobili in affitto breve sarà considerata attività imprenditoriale, contribuendo a rendere il mercato più trasparente e controllabile.
La visione Domorent
I dati lo dimostrano: gli affitti brevi non sono il problema, ma possono diventare parte della soluzione se gestiti in modo professionale e conforme alle regole.
In molte realtà italiane esiste un enorme patrimonio immobiliare inutilizzato che potrebbe essere valorizzato senza sottrarre case alla residenza stabile, offrendo al tempo stesso redditività ai proprietari e servizi al territorio.
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